Un nuovo studio italiano pubblicato su Nature Communications, condotto da un team di ricercatori e ricercatrici Unimore e Holostem, guidati dal Prof. Michele De Luca di Unimore, chiarisce il ruolo della proteina FOXM1 nella regolazione delle cellule staminali della pelle, aprendo le porte a nuove applicazioni cliniche per malattie come l’Epidermolisi Bollosa.


Modena, 5 maggio 2021 – Affinare in futuro le terapie avanzate per l’Epidermolisi Bollosa e altre malattie genetiche controllando il contenuto in cellule staminali dei lembi di pelle cresciuti in laboratorio. A svelare come, lo studio pubblicato su Nature Communications e condotto da un team di ricerca italiano guidato dall’Università di Modena e Reggio Emilia al Centro di Medicina Rigenerativa “Stefano Ferrari” (CMR) e in Holostem Terapie Avanzate con la collaborazione del Dipartimento di Scienze della Vita e del Centro di Ricerche Genomiche dell’Ateneo, dell’Istituto di Ricerca Genetica e Biomedica del CNR e dell’Istituto Clinico Humanitas.

I ricercatori, guidati da Michele De Luca, direttore del CMR, hanno visto che le cellule staminali epidermiche, necessarie per la rigenerazione della pelle e definite olocloni, continuano a potersi riprodurre grazie alla loro regolazione tramite la proteina FOXM1. Se questa proteina viene prodotta, le cellule continuano a mantenere il loro stato di cellule staminali, cioè la loro capacità di autorinnovarsi e di mantenere la integrità della pelle

Le evidenze raccolte permetteranno un migliore controllo del contenuto in cellule staminali nei lembi di pelle cresciuti in laboratorio, facilitando quindi lo sviluppo di terapie geniche e cellulari combinate per la cura di diverse forme di Epidermolisi Bollosa e altre malattie genetiche della pelle.

I tessuti umani preparati in laboratorio possono trattare malattie come l’Epidermolisi Bollosa Giunzionale, una grave patologia genetica della pelle” – afferma Elena Enzo, ricercatrice del CMR di Modena – “Non si conoscevano però ancora alcuni dettagli molecolari sulle caratteristiche delle cellule staminali. Grazie ad un approccio innovativo per analizzare l’espressione genica delle singole cellule, si sono potute adesso chiarire ulteriormente le differenze tra tipologie cellulari con diverso potenziale di proliferazione, legate proprio dalla proteina FOXM1.”

Come FOXM1 regoli la proliferazione delle cellule staminali e quali geni attivi non è ancora definito. Studi precedenti di alcuni degli autori dello studio hanno però svelato che FOXM1 è a sua volta regolato dalla proteina YAP1, anch’essa coinvolta nella regolazione delle cellule staminali. “Abbiamo già identificato il ruolo di proteine quali p63 e YAP1 nel mantenere staminali le cellule in coltura”, dichiara Alessia Secone Seconetti dello spin-off universitario Holostem Terapie Avanzate “Adesso sappiamo che YAP1 è in grado di attivare

FOXM1. Con questo studio si aggiunge quindi un tassello importante nella comprensione di come le cellule staminali vengono controllate”.

Questa ricerca si inserisce infatti all’interno di un filone che vede coinvolte da diversi anni le istituzioni scientifiche della medicina rigenerativa di Modena. “Con il noto studio pubblicato su Nature nel 2017 in cui siamo stati in grado di rigenerare l’80% della pelle di un bambino di sette anni affetto da Epidermolisi Bollosa Giunzionale, abbiamo dimostrato che c’è una differenza importante tra i tipi di cellule clonogeniche (o con simile capacità proliferativa) e che gli olocloni sono necessari per permettere una completa rigenerazione” – afferma Michele De Luca,– “Con gli studi su p63, YAP1 e FOXM1 possiamo adesso caratterizzare meglio le cellule staminali e aumentare le nostre conoscenze sulla loro regolazione, aprendo le porte a nuove applicazioni cliniche”.

Pubblicato su Nature Communications uno studio sulle nuove possibilità per il controllo delle cellule staminali nelle terapie avanzate

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