architettura
Il Centro di Medicina Rigenerativa non aveva realizzazioni precedenti con cui confrontarsi ed e' quindi stato concepito in modo forzatamente sperimentale.
Si caratterizza per il disegno di facciata a pattern, generato da formule matematiche che regolano la morfogenesi delle pelli animali (in empatia con il tipo di attivita' che ospita) e per soluzioni tecniche di prospetto sperimentali, utilizzando polistirene e fibra di vetro.
Il prospetto a pelle risponde a due esigenze: 1-rappresentare, come linguaggio, lattivita' che viene ospitata al suo interno; 2-risolvere una esigenza di flessibilita' e trasformabilità dell'edificio durante la progettazione e durante l'uso, usando una matrice che puo' indifferentemente ospitare una finestra, una griglia o un pannello.
La 'pelle' di facciata gestisce anche la relazione tra interno e ambiente esterno: relazione complessa e fragile, perché la coltivazione di cellule staminali richiede ambienti completamente sterili, spesso senza luce naturale e contatto con l'aria esterna, dove si lavora con procedure avanzate di sterilita' e alte tecnologie di impianti e attrezzature.
Il progetto cerca di nascondere dietro la 'pelle' tutte le macchine e la tecnologia che ospita (ci sono 12 unita' di trattamento aria, una cabina elettrica da 1.250.000 VA, due gruppi frigo, 418 filtri ad alta efficienza), per offrire unimmagine organica, di tecnologia morbida.
Al piano terra sono collocate attività di gestione e ricerca (reception, uffici dei ricercatori e dell'amministrazione, spazi di riunione e consultazione) oltre che magazzini e locali tecnici. Al primo piano trovano spazio le attività di ricerca di base (laboratorio di biochimica e laboratori di ricerca biologica) e i laboratori per le colture cellulari, che hanno un layout che dipende dai processi di sterilizzazione di cose e persone. Il secondo piano è dedicato alle colture pazienti, tutte aree a contaminazione controllata (BL). Ad ogni piano sono presenti spazi di servizio (zone filtro) e locali che contengono strumenti necessari alla finalità delledificio (criostati, frigoriferi, autoclavi).
Si presenta come un edificio compatto, di metri 40x25, alto 13.50 m, diviso su tre livelli per complessivi 3.000 mq: un blocco geometrico, con il perimetro a sbalzo su una base di forma organica, con pareti curvilinee. Il blocco superiore presenta il disegno a pelle, con un reticolo bianco e le 'chiazze' azzurro e verde: i colori del cielo e dei pioppi circostanti, nel tentativo di smaterializzare la struttura. La base di forma organica è rivestita da lastre in ceramica laminam di colore bianco, alte quanto il piano terra, di larghezza variabile per seguire la curvatura.
Gli spazi interni di relazione e di lavoro (non sterili) sono progettati con forme morbide e colori nelle diverse tonalità del bianco, con pochi accenti monocromatici e poco saturi, per restiutire una immagine di centro tecnologico soft, che si riferisce all'immaginario biologico e organico.
Anche le luci, con forme arrtondate e temperatura colore variata, contribuiscono a conferire una immagine di tecnologia 'dolce'.
Il progetto architettonico porta la firma dello studio ZPZ Partners, guidato da Michele Zini, Mattia Parmiggiani e Claudia Zoboli.
I credits del progetto sono riportati nella pagina: http://www.zpzpartners.it/prog/ark/ark_cmr/ark_cmr.html

